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Parla con calma ma sicuro di ciò che dice. Infodifesa.it incontra Simone Di Stefano il leader di CasaPound. Una chiacchierata a largo raggio su quelle che sono le intenzioni del movimento, che si appresta a diventare partito, nei confronti delle Forze Armate, delle Forze di Polizia, una ricerca di equilibrio ma anche di una maggiore incisività per garantire la sicurezza dei cittadini.

Per la prima volta nella storia del suo movimento si prevede un potenziale ingresso in Parlamento. Ovviamente questo prevede un cambio di strategia per un’organizzazione che da movimentista diventa partito e si istituzionalizza.

A dire il vero siamo già in 111 sedi in tutta Italia e presenti in 63 collegi con nostri candidati in queste elezioni politiche. Il radicamento sul territorio è costante, l’eventuale ingresso in Parlamento rafforzerà una crescita in atto avendo a disposizione nuovi strumenti.

Da questa diversa posizione istituzionale come valuta l’escalation di violenza estremista che oggi attraversa il Paese?

Questa polemica e’ stata montata ad arte per la campagna elettorale, dal 5 marzo nessuno ne parlerà più. Dobbiamo evitare di dare adito a guerre o strategie del terrore. Ripongo la massima fiducia nelle Istituzioni e non credo a queste contrapposizioni estremiste e violente.

La violenza di questi giorni ha coinvolto anche le forze dell’ordine. Quali sono le sue considerazioni su un comparto tartassato non solo dalle proteste, ma anche dalle politiche sbagliate dei precedenti governi?

Dobbiamo intervenire per dare tutti gli strumenti legislativi necessari alle Forze Armate e di Polizia per operare in sicurezza. Riformare la procedura di espulsione dei clandestini, garantire nuove leve per porre fine al blocco del turn over, investire in sicurezza piuttosto che tagliare. Sinora i governi precedenti non hanno ritenuto la sicurezza una priorità, accettando di operare dei tagli, anche consistenti, nel Comparto Sicurezza e Difesa per rispondere a logiche sovranazionali ed europeiste di spending review. Dobbiamo, in controtendenza, investire in sicurezza, perché anche l’economia riparte dove c’è sicurezza.

Fra le promesse fatte alle Forze di Polizia in questa campagna elettorale ci sono promozioni, aumenti di stipendio ed assunzioni. Il vostro programma si limita alle solite promesse?

Come ho detto nella sicurezza vogliamo investire. Non essendoci tagli è ovvio che faremo nuove assunzioni e fronteggeremo il nuovo contratto delle Forze Armate e di Polizia con maggiore confronto delle parti sindacali e delle rappresentanze militari. Ma investire significa anche fare ricerca, coinvolgere esperti del settore che non necessariamente rispondano a logiche politiche ma che invece abbiano l’obbiettivo comune di ottimizzare la sicurezza nazionale ed il nostro intervento all’estero. Vogliamo che l’Italia torni ad assumere il ruolo di faro e partner strategico per tante nazioni e per conseguire questo target è necessario circondarsi di persone capaci, esperte del settore e non i soliti volti rassicuranti ed accomodanti della politica. Le dico di più. Sono favorevole ad un militare che rappresenti la Difesa del nostro Paese. Sono stanco di vedere civili dal volto rincuorante che invece ignorano le problematiche sulla sicurezza interna ed esterna del nostro Paese.

Investire in sicurezza passa anche dall’ascolto delle forze sindacali e delle rappresentanze militari. In Parlamento giace una riforma della rappresentanza militare ferma ad un binario morto da anni. Cosa pensa degli organismi di rappresentanza delle forze armate così come oggi sono composti?

Occorre dare maggiore voce ai militari ed intervenire anche riformando gli organismi di rappresentanza  liberandoli da inutile retaggi e condizionamenti che impediscono ai militari di esporre le proprie problematiche. Il maggiore coinvolgimento dei militari nella vita politica rientra anche nella visione che abbiamo dello Stato privo del Senato e formato da una Camera cosiddetta del “lavoro” i cui rappresentanti sono corpi attivi del nostro tessuto sociale e quindi, anche militari.

Riduzione delle Forze di Polizia, Specificità e soppressione del Corpo Forestale dello Stato. Cosa ne pensa?

Sono contrario alla riduzione delle Forze di Polizia sia quelle in atto che quelle già operato come l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri. Sono assolutamente convinto che si tratti di un fallimento della politica interna del nostro Paese e quindi sono favorevole alla molteplicità delle Forze di Polizia salvaguardandone, comunque, integrità, differenza di funzioni e quindi specificità. L’aggregazione grossolana non da risultati e peggiora i servizi. Sono invece un convinto assertore della differenziazione specifica piuttosto che una sicurezza simile ad un sistema di scatole cinesi.

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